IBM... volume 2

Pannello di impostazione (plugboard) di una macchina contabile a schede perforate IBM 402, circa 1950. (Vedi: https://en.wikipedia.org/wiki/Plugboard). Pannelli come questo venivano utilizzati per "programmare," o più precisamente per configurare la macchina, stabilendo quali operazioni essa doveva effettuare e su quali schede e/o gruppi di schede. Ad ogni configurazione corrisponde una determinata impostazione dei collegamenti tra i vari punti della plugboard ottenuta posizionando appositi cavetti a spine (detti appunto "plug").

Vedi: http://www.computerhistory.org/collections/catalog/102669799, http://www.columbia.edu/cu/computinghistory/plugboard.html, http://ibm-1401.info/Plugboards.html

Esempio di configurazione: http://www.righto.com/2017/04/1950s-tax-preparation-plugboard.html 

Pagina con immagini di vari plugboard IBM: http://www.glennsmuseum.com/ibm/ibm.html

Vista del retro del pannello.

Dettaglio del fronte e del retro.

Coppia di relè rapidi provenienti da un calcolatore (elettromeccanico) a schede perforate IBM 602-A "Calculating Punch", inizio anni Cinquanta.

Vedi: http://www.columbia.edu/cu/computinghistory/602.html.

Anche: http://www.computercollector.com/cgi-bin/exec/compcol/menu-st.cgi?directory=/archive/ibm/pcaa/calculating&mode=2&image=602-a-p1

Memoria elettromeccanica per questo modello di calcolatore: http://www.lombardiabeniculturali.it/scienza-tecnologia/schede/ST170-00013/.

Selettore elettromeccanico decimale passo a passo proveniente da una macchina contabile Burroughs (circa 1960). Anche nelle macchine IBM a schede perforate dello stesso periodo venivano impiegati componenti simili. Questo proviene dalla collezione di un ex ingegnere IBM. 

Regolo per calcolare il tempo di elaborazione in funzione del numero/volume di schede perforate per varie macchine IBM.

Modulo di configurazione/analisi per macchina a schede perforate IBM 188 (vedi: http://www.columbia.edu/cu/computinghistory/collator.html).

Vista del retro.

Tabella delle istruzioni del calcolatore IBM 650 (circa 1955).

Modulo per programmare il calcolatore IBM 1401 e, sovrapposta, una scheda perforata per la medesima macchina.

Scheda IBM in formato SMS con relè Reed, proveniente da un lettore/perforatore di nastro (circa 1966).

Foglio di memoria IBM BCROS (Balanced Capacitor Read-Only Storage) proveniente da un IBM System 360/50. Questo particolare tipo di memoria veniva utilizzato per memorizzare il microcodice o memoria di controllo, formato da 2.816 parole da 85 o 90 bit. Si trattava di una memoria a sola lettura nella quale ogni bit è rappresentato da una coppia di condensatori; il tempo medio di lettura era di circa 500 ns. La memoria BCROS venne progettata in Inghilterra dei laboratori IBM di Hursley ed è stata utilizzata in alcuni modelli della serie 360. All'epoca (inizio anni Sessanta) l'IBM era alla ricerca di una tecnologia economica, sufficientemente veloce e non troppo ingombrante per memorizzare le istruzioni del microcodice, che permettesse inoltre di personalizzare quest'ultimo in modo semplice, direttamente "sul campo" anziché in fabbrica. Proudman, un ingegnere IBM, ebbe l'idea di utilizzare una memoria capacitiva nella quale, per ridurre il rumore elettrico, ogni bit fosse immagazzinato in due condensatori identici in modo che la carica totale che lo rappresentava risultasse bilanciata tra essi (da qui il nome della memoria). La BCROS non è stato l'unico tipo di memoria ROM impiegata nella famiglia 360: ad essa si affiancavano la CCROS (Card-Capacitor ROS) e la TROS (una più ordinaria memoria magnetica a trasformatori, tecnologia molto diffusa negli anni Sessanta). Delle tre la BCROS era quella che offriva la migliore combinazione tra capacità, velocità di lettura ed ingombro. Com'è intuibile, l'avvento delle ROM a circuito integrato mandò in pensione tutte queste tecnologie che oggi sembrano primitive, ma che all'epoca richiesero un notevole impegno di ricerca e sviluppo. 

Pagina con ulteriori dettagli e foto ravvicinate della memoria BCROS: http://moca.ncl.ac.uk/firmware/BCROS.htm

Anche: http://www.computerhistory.org/revolution/memory-storage/8/264/1103

Anche (pagina molto interessante e ben fatta!): http://www.glennsmuseum.com/ibm/ibm.html

Questo interessante libro è stato pubblicato dalla divisione italiana dell'IBM nel 1971 ed illustra l'evoluzione dei sistemi di calcolo automatico (calcolatrici, macchine a schede perforate e computer) dal punto di vista della stessa IBM. Mostra in particolare quali sono state nel corso degli anni le principali installazioni IBM in Italia, partendo dalle  macchine da scrivere per arrivare al primo mainframe System/370 venduto nel nostro Paese.

Numero speciale della rivista Think dedicato ai 75 anni dell'IBM (Settembre 1989). Think prendeva il nome dall'omonimo famoso motto IBM (in italiano "Pensa!") coniato da T. J. Whatson ed è stata pubblicata su carta con cadenza variabile dal 1935 alla fine del 1999. Per una precisa scelta, Think non è mai arrivata nelle edicole: fino al 1970 è stata distribuita gratuitamente ad un pubblico selezionato, in genere clienti IBM; a partire dal 1971 è diventata una rivista aziendale "pura", cioè destinata ai soli dipendenti IBM. Think non aveva un carattere tecnico o scientifico (per questi scopi esistevano l'IBM Journal of Research and Development e l'IBM Systems Journal) ma voleva essere un "veicolo di creatività" per mostrare di che cosa è capace l'ingegno umano. Nel corso degli anni ha ospitato articoli di quasi tutti i più famosi scienziati, ricercatori, artisti e uomini d'affari degli Stati Uniti. In Italia ebbero un orientamento simile e per certi versi ancora più ampio le riviste Comunità (1946-1992) e Tecnica e Organizzazione (1937-1958), entrambe frutto dell'iniziativa di Adriano Olivetti. Il numero di Think del settantacinquesimo anniversario è stato stampato in formato più grande del normale, su carta patinata ed in numero limitato di copie (compresa una ristampa all'inizio del 1990). In gran parte è dedicato allo sviluppo dell'IBM nel corso della sua storia.

Floppy disk da 8 pollici, doppia densità, con software di sistema, applicazioni di base e microcodice per il minicomputer IBM System 34 (o S/34, IBM 5340).

Floppy originali da 8 e 5,25 pollici, doppia densità, contenenti il sistema operativo, il software di base ed il microcodice per l'IBM System/36 (IBM 5360) assieme a note del tecnico manutentore.

Alcune spille appartenute ad un ex dipendente degli stabilimenti IBM di Essonnes (Francia). Notare quella con la scritta "IBM Plein Emploi?" che polemizza sulla politica occupazionale dell'IBM all'inizio degli anni Novanta, che comportò molti licenziamenti soprattutto in Europa.

Un IBM Microdrive da 1 GB del 2000, hard disk da 1 pollice in formato CompactFlash tipo II (in alto al centro) messo a confronto con vari componenti di vecchie memorie di massa. Vediamo in particolare in alto a sinistra, un Minidisk Olivetti (vedi: http://www.obsoletemedia.org/olivetti-minidisc/) da 2,5 pollici e 3 KB (Kilobyte, non mega né giga) di capacità. Il Minidisk venne introdotto nel 1977 col calcolatore Olivetti P6040. In alto a destra c'è invece un engineering sample con coperchio trasparente di hard disk PCMCIA/PC Card Integral Viper 260 (modello 8260PA) da 250 MB del 1995. Al centro una testina magnetica per unità disco CDC 9762 da 14 pollici/80 MB (introdotta nel 1974, questo specifico componente è dei primi anni Ottanta). L'intera unità, compreso il "disk pack" rimovibile, pesa circa 50 Kg. In basso un'altra testina magnetica, sempre della CDC/Control Data Corporation, per unità a disco da 14 pollici/200 MB risalente all'inizio degli anni Settanta. Il disco completo pesa quasi 90 Kg.

Disco magnetico da 8 pollici utilizzato per mostrare il progresso in termini di capacità per unità disco e densità di registrazione intercorso in 30 anni tra l'IBM 350 RAMAC (1955) e l'IBM 3380-E (1985, https://www-03.ibm.com/ibm/history/exhibits/storage/storage_PH3380E.html). In particolare la capacità è passata da 5 MB a 5 GB e la densità da 2.000 a 22.000.000 di bit per pollice quadrato (aumento di 2.000 volte).

Cartuccia a nastro magnetico proveniente da un IBM 3850 Mass Storage System (1974). Contiene un nastro magnetico largo 2,75 e lungo 770 pollici, con una capacità di circa 50 MB, letto e scritto con lo stesso metodo delle comuni videocassette (scansione elicoidale). Il sistema nel suo complesso può contenere 10.000 cartucce simili a questa, caricate da un magazzino con un sistema robotizzato. Il 3850 aveva la funzione di unità di backup automatizzata per i dischi IBM 3330: due cartucce erano sufficienti a contenere l'immagine di un intero "diskpack" 3336.

Vedi: https://ub.fnwi.uva.nl/computermuseum/remarkable.html

Fermacarte IBM con clessidra (1973) contenente il disco di una cartuccia magnetica "Tipo 6:5" che veniva utilizzata per la registrazione ibrida di segnali analogici (voce) e digitali (dati).

Vedi: http://www.chipsetc.com/magnetic-data-storage.html

Quando 20 megabyte erano più che sufficienti: un'unità nastro QIC (Quarter-Inch Cartridge) Archive XL del 1983/4 nella sua confezione originale ancora integra. La capacità, irrisoria secondo i metri di giudizio attuali, va giudicata alla luce di quelle dei dischi rigidi per PC più comuni all'epoca, che variavano tra 6 e 12 MB formattati: una cartuccia Archive XL poteva contenere due volte i dati dell'hard disk, dunque non era poi così piccola (né economica). L'Archive XL è stata la prima unità nastro da almeno 20 MB di capacità per PC-XT e PC-AT. Ne venne prodotta anche una versione per PS/2 alternativa all'unità originale IBM. Utilizzava la medesima interfaccia dei dischi floppy, quindi la si poteva collegare al controller HDD/FDD già presente nel computer senza che fosse necessario installare schede aggiuntive.

"Misteriosa" scheda IBM del 1989/90 che monta un processore Motorola 68010 ed una quantità di ASIC LSI Logic, oltre ad un RAMDAC Brooktree (in alto a sinistra). Non sono ancora riuscito a stabilire con certezza da quale apparecchiatura provenga: forse un Graphics Processor IBM 5085. 

Cryptographic Adapter (42F0013/31F1713 - Type 4755-01) per IBM PS/2, 1994. Anche nota come CryptoCard ed introdotta nel Gennaio 1990, è una scheda dedicata a generare e memorizzare chiavi crittografiche per l'algoritmo DES. Veniva utilizzata in applicazioni che richiedevano database e/o comunicazioni o transazioni cifrate, ad esempio gli ATM (bancomat). L'hardware che si occupa delle chiavi DES è racchiuso nel contenitore schermato e protetto da interferenze visibile sulla sinistra della scheda; la batteria tampone serve a mantenere la memoria delle chiavi stesse allo spegnimento della macchina. Il processore crittografico è un comune Intel 80186. Il modello 4755 per bus Microchannel è il capostipite di una vasta famiglia di coprocessori crittografici tuttora sviluppati e prodotti da IBM. Dal momento che negli anni Novanta esistevano restrizioni all'esportazione dei brevetti collegati al DES verso alcuni Paesi, IBM aveva sviluppato una variante della scheda che utilizzava un algoritmo di cifratura alternativo. Questo esemplare proviene da un PS/2 Modello 80 in uso alla Banca Nazionale del Lavoro, dismesso nel 1996.

Scheda IBM Personal Pageprinter Adapter (1987), versione per PS/2 con bus Microchannel. Questa scheda comanda la stampante IBM 4216 ed è in estrema sintesi un "computer nel computer" con processore Motorola 68000 (in alto a sinistra) e 512 KB di memoria (in alto a destra) che si occupa dell'interpretazione e del rendering dei comandi PostScript. La stampante si connette alla scheda tramite un apposito cavo mediante il connettore in basso a sinistra. IBM scelse, a differenza di altri produttori, di spostare la logica PostScript dalla stampante al computer per ottenere una maggiore velocità di comunicazione rispetto alla tradizionale connessione parallela ed un'elaborazione più veloce. Alla prova dei fatti questa soluzione, più costosa, non ebbe successo e rimase confinata a pochi modelli di stampanti laser. Oggigiorno tutte le stampanti laser, sia PostScript che PCL, hanno la propria "engine" (unità di elaborazione) a bordo. Di questa scheda esiste anche una più rara versione per bus AT a 16 bit.

L'IBM Professional Graphics Controller (PGC), chiamato anche Professional Graphics Adapter (1984, questo esemplare è del 1985), era una complessa e costosa opzione per PC-XT e PC-AT destinata ai professionisti della grafica. Si trattava in sintesi di un "PC nel PC", con tanto di processore Intel 8088, strutturato in modo tale da formare un sottosistema grafico quasi del tutto indipendente dalla CPU di sistema sulla falsariga di quanto già avveniva su altre piattaforme più avanzate. L'idea di affidare l'elaborazione delle informazioni da mostrare a video ad un secondo processore non era nuova, ma il PGC rappresenta la sua prima vera "incarnazione" in ambito PC. Non solo il PGC offriva nel 1984 una risoluzione superiore alla gran parte delle schede video allora disponibili, potendo arrivare a 640×400 a 256 colori alla frequenza video di 60 Hz, ma era programmabile nel senso che gli sviluppatori dei driver potevano scriverli in maniera tale da demandare al processore del PGC, anziché a quello di sistema, l'elaborazione delle primitive grafiche (disegno di punti, linee, archi, riempimenti di aree...). L'hardware del Professional Graphics Controller è suddiviso in tre schede sovrapposte "a sandwich", sicché nel complesso esso occupa due slot ISA contigui quando viene installato nel PC. Il costo molto elevato, la compatibilità soltanto parziale con gli standard CGA ed EGA e la necessità di utilizzare un monitor specifico (IBM 5175) per poterne utilizzare tutte le caratteristiche avanzate ostacolarono la diffusione del PGC: l'IBM ne vendette molti meno del previsto, ed esso fu ritirato dal mercato nel 1987 con l'avvento delle prime schede VGA. Il monitor 5175 non poteva essere accoppiato a nessun'altra scheda video senza modifiche; diversi esemplari furono adattati da ditte specializzate allo standard VGA o al Macintosh ed in questa nuova veste furono commercializzati fino all'inizio degli anni Novanta.

Vedi: http://minuszerodegrees.net/5170/cards/5170_cards.htm#pgc; https://www.seasip.info/VintagePC/pgc.html (mostra tutte le 3 schede che compongono il PGC).

Anche: https://ibm-pc.webnode.sk/graphics-adapters/

Manuale PDF dell'IBM PGC: http://www.minuszerodegrees.net/oa/OA%20-%20IBM%20Professional%20Graphics%20Controller.pdf

Anche: http://domino.research.ibm.com/tchjr/journalindex.nsf/0/6829ccaf443f3a6c85256bfa00685b97?OpenDocument (descrizione tecnica dell'hardware).

Anche: http://atariage.com/forums/topic/162764-whats-the-story-behind-the-professional-graphics-adapter/

Il Professional Graphics Controller "in azione": https://www.youtube.com/watch?v=XUS5yiu96i4

Scheda IBM EGA (1985/6) con rielaborazioni varie. Non è chiaro se si tratti di un prototipo (cosa peraltro improbabile, visto l'anno di produzione) o del tentativo di adattare la scheda originale a qualche esigenza particolare. In questa pagina di Tom's Hardware si può vedere una scheda EGA con un reworking molto simile. EGA è l'acronimo di Enhanced Graphics Adapter e rappresenta uno standard grafico introdotto dalla IBM nel 1984 come evoluzione del precedente CGA. A differenza di quest'ultimo l'EGA consentiva di avere 16 colori contemporanei a video da una palette di 64 ed una risoluzione grafica massima di 640×350. La modalità testuale arrivava al massimo di 80 colonne per 25 righe. Oggi questi dati fanno (sor)ridere ma all'epoca il divario di prestazioni visive rispetto alla CGA era notevole, sia per le applicazioni professionali (CAD, desktop publishing) che per i giochi. L'EGA non era facile da programmare, perché richiedeva la gestione di 4 piani di bit. Inoltre soffriva della carenza di driver specifici per i programmi professionali (AutoCAD, Dr. Halo, Aldus PageMaker...) Scomparve molto rapidamente quando, nel 1987, sempre l'IBM introdusse lo standard VGA che forniva prestazioni superiori ed era molto più semplice da gestire.

Scheda IBM PS/2 Display Adapter per PC a 8 bit (IBM 75X9017, 1987). Si tratta di una rara ed all'epoca costosa opzione per dotare i PC, PC-XT e PC-AT del nuovo standard VGA introdotto con l'avvento della famiglia PS/2. Il chip video è il medesimo che si trovava, appunto, nei PS/2 modello 50, 60 e 80. Per quanto questa sia una delle primissime schede video in standard VGA commercializzate, contrariamente a quanto alcuni pensano non è stata la prima in assoluto (il primato va alla VGA di Paradise). In ogni caso è un componente interessante e non comune. Questo esemplare, perfettamente funzionante e più vecchio di quasi tutti quelli che ho visto in vendita in Rete, l'ho recuperato in un mercatino dell'usato nel "lontano" 2008... dentro una cassa di libri. Il venditore, ovviamente, non aveva la più pallida idea di che cosa fosse!


Qualche intruso non IBM...

Plantronics Colorplus (1982), Sigma Designs Color 400 (1984), Wyse WY-700 (1984/5), Vectrix PEPE (1985), Verticom CD-5 (1985), Moniterm Viking (1987)

Di seguito ad una scheda EGA e ad una VGA "genuine IBM" metto, perché mi riportano allo stesso periodo storico/pionieristico della grafica su PC, quattro schede video che coprono tutti gli anni Ottanta. Non sono schede IBM ma si tratta comunque di prodotti che erano stati progettati per estendere e migliorare le caratteristiche della MGA e della CGA originali e, in alcuni casi, per fare concorrenza al costoso e poco diffuso IBM Professional Graphics Adapter. La prima scheda è una Plantronics Colorplus (PC+ Colorplus) del 1982: è interessante in quanto si tratta, da un punto di vista storico, di uno tra i primissimi prodotti compatibili di terze parti che estendevano le caratteristiche basiche della CGA IBM. In questo caso veniva raddoppiata la memoria video ed aggiunta una porta parallela. La memoria da 32K consentiva due modalità grafiche addizionali rispetto alla CGA classica: 320×200 a 16 colori e 640×200 a 4 colori.

Vedi: https://www.seasip.info/VintagePC/plantronics.html

Questa prima scheda, purtroppo un po' rovinata ma ancora funzionante, è una Sigma Designs Color 400 del 1984. Una descrizione più completa si trova qui: https://www.seasip.info/VintagePC/miscvideo.html. In sostanza era un'estensione proprietaria dello standard CGA con alcuni miglioramenti sia della modalità grafica che di quella testuale, corredata da driver per le principali applicazioni professionali. Quando venne introdotta costava quasi come un intero PC-XT. Al pari della maggior parte delle MGA e CGA dell'epoca è basata sul chip video 6845.

La seconda scheda che vi mostro è una Wyse WY-700 del 1985. Anche qui siamo in presenza di un'estensione proprietaria dello standard CGA. Rispetto alla Color 400 questo era tuttavia un prodotto di fascia e costo ben più alti, nell'ordine di parecchi milioni di Lire, destinato ad utenti professionali che utilizzavano AutoCAD o OrCAD. La WY-700 offriva approssimativamente le stesse prestazioni dell'IBM Professional Graphics Adapter; curiosamente, però, forse perché si trattava di una scheda appositamente progettata per il CAD, non lavorava a colori ma in scala di grigi a 4 tonalità. La risoluzione massima era notevole per quei tempi: addirittura 1200×800, più del doppio rispetto alla CGA originale. I driver erano ben curati e stabili e la Wyse ha avuto cura, qualche tempo dopo, di svilupparne uno anche per Windows 3.0. Dal punto di vista hardware la WY-700 è una scheda "a due piani": il livello base ospita il controller video 6845 ed un microprocessore 68705 che si occupa dell'elaborazione dei comandi grafici, mentre la daughterboard (livello superiore) contiene il BIOS e la memoria video.

Vedi: https://www.seasip.info/VintagePC/wy700.html.

La terza ed ultima scheda di questa sezione è una Moniterm Viking del 1987. Sono passati tre anni dalla WY-700, il mondo dei PC si è evoluto e così le esigenze degli utenti. I professionisti chiedono risoluzioni maggiori e schermi più grandi per lavorare con programmi come PageMaker che, non va dimenticato, è stato tra gli artefici del successo di Windows. La Viking veniva venduta assieme ai primi monitor da 19 pollici. Aveva caratteristiche molto avanzate per la sua epoca: risoluzione massima più che doppia rispetto alla EGA; supporto per video in posizione "portrait", cioè verticale anziché orizzontale, particolarmente adatto al desktop publishing; possibilità di visualizzare due pagine di grafica contemporaneamente; due uscite per altrettanti monitor alla stessa risoluzione oppure uno in modalità testo e l'altro in modo grafico ed altro ancora. Il chip video è l'Hitachi HD63484 (vedi), uno tra i primi a gestire in hardware le finestre sia testuali che grafiche. Più che una semplice scheda per PC-AT la Viking era una soluzione grafica professionale integrata (scheda + monitor di terze parti) prodotta e commercializzata per diverse piattaforme, ad esempio Atari, Amiga e Macintosh. Nel settore del CAD queste schede sono state utilizzate per anni, in alcuni casi fino alla metà degli anni Novanta. I driver originali supportavano al massimo Windows 3.0 ma sono stati estesi da case di software specializzate a Windows 3.1 e Windows NT 2.0. Vista la qualità ed il successo in ambito professionale dei monitor ad alta risoluzione associati alla Viking (si parlava convenzionalmente di "monitor tipo Viking"), nel corso degli anni sono state prodotte schede di altre marche capaci di supportarli. Una caratteristica di tali schermi è che gli ingressi non erano TTL bensì ECL.

Scheda grafica Verticom CD-5 (1985) per applicazioni CAD e Desktop Publishing, che poteva essere accoppiata ad un monitor "dual page" da 19'' con una risoluzione massima di 1.280×960. Uno tra i prodotti CAD di alto livello più costosi dell'epoca.

Scheda Vectrix PEPE (pronunciato "peppy", 1985/6), una delle prime schede grafiche per PC-AT capaci della risoluzione massima di 1.024×1.024 a 16, 256 oppure 4.096 colori a seconda del modello e delle opzioni istallate. Come la Verticom e la WY-700 è formata da più schede (tre, in questo caso) a piena lunghezza. Il controller video è un ordinario 6845 al quale si affianca una sezione logica proprietaria programmabile, realizzata interamente con integrati SSI/MSI e PAL, che si occupa di interpretare ed eseguire i circa 30 comandi grafici che la scheda mette a disposizione. Questo tipo di prodotto era destinato principalmente al settore del CAD -Vectrix metteva a disposizione driver per i software all'epoca più diffusi, come ad esempio AutoCAD e CADVance- e, al pari della Verticom CD-5, veniva di solito utilizzato per comandare un display secondario ad alta risoluzione (generalmente un monitor CRT da 17 o 19 pollici). La scheda PEPE include un generatore di caratteri che può gestire 128 colonne e 64 righe di testo su un monitor EGA.


Coppia di schede della sezione video dell'IBM 3270 PC o IBM 5271, 1984. Questa è la versione originale e più comune (6320984). Di che cosa si tratta esattamente? Il 3270 PC (1983-1987) era un personal computer derivato dal PC-XT con l'aggiunta di componenti dedicati che consentivano di emulare in hardware il terminale semigrafico IBM 3270. Poteva quindi essere usato come normale personal o come terminale di mainframe. IBM introdusse in seguito una versione dalle caratteristiche simili basata però sull'hardware del PC-AT, chiamata 3270 AT (IBM 5281). La sezione video del 3270 PC è formata da una, due o tre schede fra loro collegate, a seconda delle opzioni installate. La scheda base, visibile in alto, comanda il monitor a colori IBM 5272 ed è responsabile della riproduzione delle caratteristiche delle modalità testuale e semi-grafica del terminale 3270, di cui riprende il numero di righe e colonne di testo visualizzabili, i font ed i loro attributi e così via. La seconda scheda è detta opzione APA (All Points Addressable) e, aggiunta alla scheda base, consente di trasformare questa in una scheda compatibile con lo standard CGA alla risoluzione di 720×512. La terza scheda è detta invece Programmed Symbols Adapter (IBM 1503853, in basso nella foto) e consente di gestire set personalizzati di caratteri semi-grafici per applicazioni particolari. La scheda base può essere utilizzata indifferentemente da sola o in accoppiamento ad una qualunque delle opzioni o, ancora, ad entrambe. Occorre precisare che il 3270 PC ebbe scarso successo commerciale, soprattutto in Europa, perché era troppo costoso in rapporto alle sue prestazioni e perché non risultava completamente compatibile con tutti i programmi per PC-XT.

Queste due schede provengono dalla sezione video di un IBM 3270 AT/G del 1986. Il set di schede "G", disponibile anche per il 3270 PC, è un miglioramento di quello originale riprodotto più sopra. E' conosciuto anche come 3270 PGC (Programmable Graphics Controller). Qui sono visibili la scheda base, in alto, e l'opzione APA in basso (RC 2682819/EC 999040, IBM FRU 6487836). La versione "G" comanda un monitor a colori IBM 5279 con risoluzione grafica 720×512.

Vedi: https://github.com/dankan1890/mewui/blob/master/src/mame/drivers/ibmpc.cpp.

Scheda DCA IRMA-III (1987). Se tanto il 3270 PC quanto l'AT hanno avuto scarso successo, così non è stato certo per le schede emulatrici di terminali IBM, in particolare per quelle che emulano il terminale 3270. Per un decennio circa, a partire dalla metà degli anni Ottanta, ne sono state prodotte e vendute di tutti i tipi. La scheda emulatrice 3270 per antonomasia rimane comunque la IRMA sviluppata in origine dalla Technical Analysis Corp. poi confluita nella DCA - Digital Communications Associated Inc. La prima scheda IRMA per PC è stata introdotta nel 1982. Oggi non c'è più l'esigenza di avere schede emulatrici in quanto la stragrande maggioranza degli emulatori software comunicano con il mainframe utilizzando il protocollo TN3270 (una variante di Telnet) su comuni reti TCP/IP.

Scheda DCA IRMA-II (1985) emulatrice di terminale IBM 3278, versione del 3270 con supporto per set di caratteri estesi.

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